lettera aperta al sindaco di Cavaion
di Veronica Salvetti
Mi rivolgo a lei con una lettera aperta, egregio signor sindaco, nella speranza che queste mie parole incontrino la sensibilità sua e dei suoi concittadini , aprano a un confronto e nel tempo, magari, portino qualche frutto concreto.
Non vivo più a Cavaion ormai da qualche anno, ma, come è tradizione, vi ho trascorso qualche giorno in compagnia dei miei familiari in occasione delle festività natalizie. È sempre rasserenante e piacevole ripercorrere i luoghi dell’infanzia, anche se la vita, le situazioni e il lavoro ci hanno portato a sceglierne altri dove tessere i fili intrecciati della nostra esistenza. Ogni qualvolta si ritorna alle proprie radici, come d’incanto si riassaporano i gusti e gli odori di un tempo, si ritrovano gli affetti e i ricordi riposti in un angolo della nostra memoria.
“Cavaion: a spasso tra le vigne e il lago” recita la frase di benvenuto che accoglie chi vi giunge da sud. Eppure ogni volta che mi capita di ripercorrerne, anche solo con lo sguardo, scorci e strade un tempo conosciuti, di vigneti e uliveti se ne vedono sempre meno. Al posto loro sulla collina e sul limitare della pianura, svettano imponenti gru gialle e rosso mattone, mentre i campi diradanti verso il lago e i cespugli odorosi tra i filari sono degnamente sostituiti da lucenti villini arrampicati su regolari terrazze di cemento armato, ornate di giardini raffinati ma – mi lasci dire - quasi virtuali nella loro perfezione.
Mi sforzo di comprendere le “ragioni” dei pochi che avendo soldi e permessi “pretendono” di vivere in posti considerati belli, inebriandosi di luce e di paesaggi che si perdono all’orizzonte, o di chi per ragioni di mercato “annusa” un affare con la costruzione di un centro commerciale o di nuove palazzine da vendere o affittare; ma chi ha il compito di pianificare e regolare, salvaguardando quelle bellezze ammirate da molti e di cui non si ha alcun merito, se non quello di esserne i custodi, quali ragioni potrà addurre?
Il giorno di S. Stefano mi sono recata insieme ad alcune persone fino all’alzabandiera in Ceriel. Quale luogo più rappresentativo e significativo da mostrare a un amico straniero in visita per la prima volta da queste parti? Quand’ero bambina – ricordo – nelle serate terse e luminose mio padre, appena rincasato dal lavoro, ripartiva velocemente per salire fin qui e mi faceva ammirare i colori del tramonto sperando di catturarne uno stralcio attraverso l’obiettivo. Qui le gru non sono ancora arrivate ma, complici l’incuria, lo scarso rispetto per la natura e l’idea che “se è di tutti non è responsabilità mia occuparmene”, si trovano a segnare le tracce dell’umana “civiltà”: rifiuti di ogni tipo, abbandonati qui, come in tanti altri luoghi incantevoli della nostra povera Italia.
Le scrivo per condividere con lei e con chi leggerà queste mie righe il mio rammarico. Quale futuro e quale messaggio stiamo lasciando noi adulti alle nuove generazioni, abituate fin dalla culla a consumare e gettare piuttosto che contemplare e custodire? Neppure la bellezza, l’armonia e la rarità di ciò che ancora ci appartiene è capace di scuoterci dal nostro ottundimento.
Le chiedo fin d’ora perdono per questo mio sfogo, ma mi rivolgo a lei come rappresentante incaricato di quello che fino a qualche anno fa era anche il mio paese. E mi consenta, a conclusione di questa mia lettera di chiedere a lei, un piccolo segno, che può diventare, però, un gesto importante di cambiamento per noi oggi e per chi verrà dopo di noi. Le piccole cos – si sa – ci aiutano a non dimenticare le grandi. I bambini sono maestri in questo.
Credo di non esagerare se affermo che a Cavaion esiste una delle terrazze naturali più belle d’italia: l’alzabandiera su in località Ceriel. Si potrebbe attivare qualche risorsa per ripulirla, preservarla, risistemarla, valorizzarla, dotarla di cestini regolarmente controllati in cui chi vi si reca possa riporre i propri scarti, ecc. Sono certa che creatività e fantasia agli abitanti di Cavaion non mancheranno per non doversi più vergognare di portare i loro figli e i loro amici a contemplare tra le immondizie la poesia e l’incanto di un tramonto sul lago.
Veronica Salvetti



