Una città vista dalla finestra
Il disegno come strumento per conoscere il luogo dove ci si trova a vivere. Nell’epoca del digitale e della fotografia che ha sostituito la visione (non vediamo più uno spettacolo, un tramonto, un paesaggio: lo fotografiamo col cellulare), Matteo Pericoli ha mappato a matita la sua vita nella Grande Mela.

New York - Matteo Pericoli
Milanese, 41 anni, figlio del grande Tullio Pericoli, pittore e disegnatore di gran talento e fama, l’idea di Matteo era cominciare a fare l’architetto in un luogo diverso, per tradizione e mentalità.
A New York senti una città che respira e vedi l’energia delle persone trasferita negli edifici, lo incoraggia il suo professore. Il primo dicembre 1995 sbarca nella Grande Mela con il portfolio sotto il braccio. Finisce a studio da Richard Meier, che ha progettato il Getty Museum di Los Angeles e la chiesa di Tor Tre Teste per il Giubileo a Roma. Rimane cinque anni. Dieci ore al giorno in studio e la notte a inseguire la sua ossessione: disegnare Manhattan, quindici, venti centimetri alla volta, in camera da letto, a casa sua, nella 102° strada.
«Facevo tutti i giorni sette chilometri e mezzo in bici per raggiungere lo studio» ricorda. «Guardare la città pedalando ha moltiplicato la mia curiosità. Per conoscerla e cercare di capirla ho iniziato a disegnare gli ingressi dei palazzi, poi le finestre, infine le facciate. Il disegno è lo strumento migliore per fermare nella memoria ciò che vedi. Mentre disegni, misuri e calcoli le proporzioni, ogni linea non è solo un tratto di matita, è un pensiero». Ne è uscito un libro sorprendente che fa capire New-York, presentando il suo corpo in un’unica immagine vista dall’acqua.
Il libro s’intitola ‘The City Out My Window. 61 Views on New York’. Ovvero, New York attraverso sessantuno finestre, sessantuno sguardi.
Un catalogo di orizzonti individuali, solitamente invisibili agli altri. Ancora una volta un modo unico di rappresentare il paesaggio urbano, secondo l’idea che la città è i punti di vista da cui la si vive.
«La vista dalla finestra è un elemento fondamentale nella mia vita e nel mio lavoro. Guardare fuori è un modo di assorbire la città. Ho calcolato che nei primi sette anni di New York ho trascorso 640 ore a guardare fuori dalla finestra. Quando ho cambiato casa e mi sono trasferito a Queens, non potevo lasciare indietro quella vista. L’ho disegnata su un foglio e me la sono portata dietro, come se dal vetro potessi togliere la pellicola sulla quale si era impressa». Da qui l’idea di andare per case e raccogliere le differenti visioni urbane. Finestre come osservatori privilegiati, dai quali scopri una città invisibile che nessun altro conosce.
La frase: «Disegnare non è rappresentare, è raccontare. Il segno è narrazione. Alla fine, chi osserva l’oggetto disegnato non vede ciò che l’autore vedeva, ma quello che pensava»
Matteo Pericoli
Tratto da: Il Venerdì di Repubblica – 20 marzo 2009



