Dal cassonetto alla tavola (in difesa del cibo)

Stuart cerca cibo dietro un supermercato
Con i prodotti raccolti dalla spazzatura ha organizzato un pranzo per cinquemila persone. Quando va male fa una spesa di 100 euro raccogliendo alimentari gettati dai supermercati inglesi. Ha pelo sullo stomaco, ma non perché mangia dall’immondizia: Tristram Stuart ha il coraggio di denunciare a viso e bocca aperta il nostro grande spreco di cibo.
Immaginate di essere in una città sconosciuta a caccia di cibo. All’elemosina c’è un’alternativa più dignitosa, mostruosamente ovvia, sorprendentemente rivoluzionaria: andare al supermercato. O meglio, andate nel retro del negozio a scoprire, fra i cassonetti dell’immondizia, i tesori di una silenziosa tragedia quotidiana. Tonnellate di prodotti alimentari assolutamente commestibili sono gettate via, ogni sera, in tutto il mondo occidentale. Un giornalista de Il Sole 24Ore ha fatto la prova, accompagnato dal guru dei freegan, ovvero i mangiatori di cibo raccolto dai bidoni fuori dal supermercato: Tristram Stuart, 32 anni, scrittore laureato a Cambridge. “Nel pomeriggio di un giorno qualsiasi in uno dei tanti Waitrose – racconta il cronista – nella campagna del Sussex, non troppo lontano da Brighton, abbiamo fatto la spesa fra i rifiuti per almeno 100 euro mettendo in fila: tre confezioni di formaggio grattugiato, un ananas, fette di tacchino bio, una confezione di panna, quattro pizze, due sandwich con humus, un pacco di pan carrè, due chili di carote, due di zucchine, uno di cavolfiori, mezzo chilo di salsicce, verdure tagliate e confezionate, un pollo satay, mezzo chilo di carne trita, un salamino italiano e due mazzi di gladioli non ancora fioriti. Tutto perfettamente confezionato, scaduto da 24 ore oppure in scadenza quel giorno stesso o nei mesi a venire. Tutto commestibile, eccezion fatta per la carne trita d’inquietante pallore. L’ananas era perfetto, gusto intenso, sapore allappante. Provato per credere. «Non è andata molto bene. Questa è una spesa mediocre. Da Spitafield, a Londra, sono tornato a casa con 25 cesti di mango delizioso. Il cassonetto aiuta la maturazione» dice Stuart.
Da un terzo a metà del cibo dell’Occidente è gettato via nella lunga filiera che muove dalla produzione per finire nelle dispense dei consumatori. Che le arance in Sicilia e i pomodori in Spagna siano sempre distrutti è noto; che le patate deformi o le mele nane siano spesso eliminate è fatto quasi risaputo; che i supermercati mandino agli inceneritori migliaia di tonnellate di alimenti pronti per la tavola, molto meno. Quello che non buttano i supermercati, lo gettiamo via noi. Ogni anno gli inglesi gettano nella spazzatura 2,6 miliardi di fette di pane, 484 milioni di vasetti di yogurt e 1,6 miliardi di mele. Qui andiamo oltre all’esortazione da bambini “Mangia tutto! Ma lo sai quanta gente muore di fame, pensa ai neretti dell’Africa!”: siamo a livelli di spreco scientifico e organizzato. Minimo il 30% del cibo comprato finisce in spazzatura. Amen.
Adesso che abbiamo – quasi – imparato a fare la raccolta differenziata, sarebbe il caso di imparare a fare la spesa corretta. Ritornare alla ‘cucina degli avanzi’, come la chiama Carlin Petrini di Slow Food, quella secondo cui non solo del porco, ma di tutto il frigo non si butta via niente: un po’ di fantasia, poche paturnie di palato e via! lo stomaco è pieno e il bidone dell’umido rimane vuoto. Il 16 dicembre 2009 il nostro Stuart ha organizzato il cenone degli avanzi per eccellenza: 5000 persone servite con 3500 porzioni di churry, tre tonnellate di generi alimentari e circa mezza tonnellata di frullati. Tutto buono, tutto sano.
Non c’è da storcere il naso, casomai gli occhi. Perché è un problema soprattutto di vista. Ventanni fa i cari minimarket avevano anche scaffali semivuoti mentre oggi negli ipermercati c’è la corsa ad averli sempre traboccanti di roba. Questo succede perché i clienti se l’aspettano. Siamo abituati così. L’esposizione di cibo è diventata una forma di ostentazione per impressionarci. “Dal punto di vista finanziario – spiega Stuart – è più conveniente eccedere nelle scorte e perdere, al massimo, il prezzo di costo, piuttosto che approvvigionarsi di una quantità insufficiente e perdere”. I poche parole: più cibo ostenta e poi butta via un supermercato, migliore è la figura che fa agli occhi della clientela. Facciamoci un applauso.
Mentre questa politica alimentare oltre a quanto descritto in termini di sprechi, esaurisce terreni, distrugge piante e impoverisce le riserve di pesce, Stuart lancia la sua ricetta che, tranquilli, non comporta l’organizzazione di gite a rovistare nei container di Grande Mela o Grand’Affi. Cominciamo con un cambio di abitudini: pianificare i pasti per fare una spesa più oculata, comprare meno, usare gli avanzi, non sbucciare le verdure (questo, onestamente, non riuscirò a farlo prima del 2048…) e mangiare meno carne. Ricordandoci che avere abbastanza è sempre meglio di avere troppo.
La frase: “Non prendo cibo dai rifiuti per contestare la società capitalista, né per risparmiare, ma per passione ecologica. Il cassonetto migliore per me è quello vuoto”.
Tristram Stuart
Enrico Gastaldelli
Fonti
Il Sole 24Ore
Internazionale N. 831



