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La tendonite

tendoni bianchi in piazza Bra a Verona (L'Arena)

tendoni bianchi in piazza Bra a Verona (L'Arena)

La moda dei tendoni, protagonista anche a Cavaion, arriva in piazza Bra! Ne sentivamo proprio la mancanza, quando si dice “avvicinarsi alla gente”: il salotto di Verona teatro di una qualsiasi operazione da sagra di periferia, manco fossimo al festival latino americano che facevano in zona stadio o al tripudio risottesco di Isola della Scala.

La ‘tendonite’ è una malattia che – causa anche la maledetta assenza della mezza stagione – si sta diffondendo a macchia d’olio, contenta di assicurare una copertura (nel senso di tetto e nel senso finanziaria) a promotori e avventori di sagre, i quali hanno talmente voglia di stare al centro di paesi e città che sono disposti a… non vederli. Perché il bello (inteso come brutto) del tendone è che sei in piazza Bra ma allo stesso tempo non sei in piazza Bra, sei a due passi dall’Arena ma allo stesso tempo, dentro, potresti essere in un piazzale della fiera. E’ quello che gli esperti chiamano non-luogo: ci si accontenta del pregio di trovarsi in quel posto, ma non di goderselo pienamente perché chiusi in un contenitore artificiale di 30×10 metri di nylon bianco (ma con ai piedi un porfido che trasuda storia, vuoi mettere?).

Che dire, poi, di quei turisti che vorrebbero godersi uno spazio architettonico unico al mondo rovinato da una tendopoli, tra l’altro, non del tutto autorizzata, come spiega la Soprintendenza ai beni architettonici, stizzita dalla velocità con cui il Comune di Verona è passato dalla domanda di autorizzazione al montaggio. Son ragazzi, come si dice. Il sovrintendente Alberti aggiunge: «Occorre capire come si vogliono utilizzare gli spazi, ed è necessaria una consapevole e disciplinata linea culturale» (link).

Che dire, poi, del tema dell’evento meritevole di cotanta copertura plastificata. I 150 anni dell’Unità d’Italia? I 25 anni dello scudetto dell’Hellas Verona (comunque più sentito della prima ipotesi…)? Nossignori. Trattasi di Festa Bavarese a base di birra e crauti per festeggiare il gemellaggio storico con la città di Monaco di Baviera. Spiega l’assessore Vittorio Di Dio: «Verona è una città che vive di turismo e la fetta più grossa di turisti viene dalla Germania e in particolare dalla Baviera. Il gemellaggio e questa festa rappresentano un momento forte per l’amicizia tra due territori che hanno scambi amichevoli da molti anni» (link). Che gusto, l’assessore: qualsiasi turista tedesco innamorato di Verona nel proprio cuore si aspettava proprio di mangiare dei wurstel in un tendone parcheggiato davanti all’Arena per sentirsi pienamente accolto dal territorio scaligero.

Attenti, quindi, alla ‘tendonite’: ad ogni primavera aumentano le vittime di questo malanno di stagione che, cosa rara, viene vissuto dagli infetti come una benedizione, una buona idea, un colpo di genio. Improvvisamente tutti sono contenti di rinunciare alla Bellezza, ovvero l’unica cosa che potrà salvare il Mondo. Prosit!

Enrico Gastaldelli

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