La camicia verde di Sandro

Sandro si muove sicuro lungo il percorso, riconoscibile nella sua camicia verde alla guida del nostro gruppo. Giovane e spigliato, ci parla con una parlata farcita di inflessioni dialettali tipiche della sua terra.
Il posto in cui ci troviamo è uno delle ultime meraviglie del luogo aperte a noi turisti dopo oltre 50 anni di chiusura al pubblico al fine di preservarne la conservazione.
Sandro ci racconta che questo è dovuto principalmente al fatto che la tutela è gestita da enti locali, ovvero non dipende da nessuna emissione statale o para-statale, e men che meno vede il coinvolgimenti di privati. Anzi. Da queste parti imprenditori e speculatori interessati al territorio – per costruire villaggi vacanze, seconde case e porticcioli ad uso esclusivo per chi viaggia con assegni con file di zeri – sono visti col fumo negli occhi. Da sempre. Negli anni ‘60, racconta sempre Sandro, un grande gruppo edile veneto voleva impadronirsi di alcune zone di pregio; quando la popolazione venne a sapere che alcuni sindaci e assessori erano pronti a svendere questi terreni – intascandosi pure qualche ‘omaggio’ in busta anonima -, i municipi vennero invasi dal popolo inviperito che cacciò i propri eletti a pedate nel deretano e, in alcuni casi, arrivarono ad incendiare le sale consiliari! Insomma, i prozii di Sandro non si facevano certo prendere per il naso, e questa determinazione a conservare il proprio patrimonio la ritroviamo in questo ragazzo di neanche 30 anni.
Così penso tra me e me: “Cavoli, questo sì che vuol dire sentirsi parte di un territorio! ‘Padroni a casa nostra’ nel senso di ‘Non metteteci i piedi in testa’, mica a colpi di slogan: questo sì che è vero federalismo!”. Poi, un’onda salata contro la roccia mi riporta al presente, alle Grotte del Fico del Golfo di Orosei, provincia dell’Ogliastra, Sardegna. E la camicia verde di Sandro è quella che identifica le guide turistiche di questo sito meraviglioso.
La Sardegna è una regione a statuto speciale e tutto quello che volete. Ma il mantenimento delle tradizioni è un cardine di questa terra, specialmente quando vengono coinvolti i più piccoli. Durante le feste popolari bambini e bambine dei diversi paesi si esibiscono nei classici balli folkloristici e non in coreografie copiate dalla televisione. Il dialetto è una lingua, e come tale viene difeso. I turisti germanici, al contrario di quello che accade sul nostro Garda, si arrabattano con l’italiano perché i camerieri non spiccicano una parola di tedesco… ma i connazionali di Schumacher continuano comunque ad invadere le coste sarde (e allora non è che noi siamo diventati negli anni troppo accomodanti?).
Quello che ho imparato dai sardi è che la tradizioni si mantengono vive giocando all’attacco: è necessario PARTECIPARE alle manifestazioni religiose e di costume, e non limitare a DIFENDERNE i simboli. Perché possiamo impedire la costruzione di tutte le moschee che vogliamo, ma se non viviamo fino in fondo il nostro essere cristiani, la sola difesa della Croce non ci porterà in un futuro migliore. Ajò!
Enrico Gastaldelli



